L’opera d’arte è un libro aperto

di Carlo Vighi          

L’opera d’arte è un libro aperto con tutte le pagine esposte, la lettura e la comprensione dipendono dalla conoscenza del linguaggio e da un corretto apprendimento dei contenuti.

Troppo spesso il fruitore è abbandonato a se stesso, senza alcun concreto supporto, privato di qualsiasi educazione museale. Il fruitore impreparato osserva l’arte in tutte le sue forme senza poterne apprezzare il valore, condizionato dalla fama del “brand” dell’artista, si reca al museo come in biblioteca, per trovarsi di fronte ad una distesa di libri chiusi.

Nelle attuali condizioni l’enorme potenziale del nostro patrimonio culturale è scarsamente fruibile, depotenziato dalle scarse risorse e dall’indifferenza politica che volge le attenzioni prevalentemente sul concetto “fare cassa”. La cultura è un bene prezioso e indispensabile, antidoto essenziale per contrastare il declino, ma la cultura non si compra e la mercificazione ne distrugge la natura essenziale.

La lettura di un’opera d’arte va oltre il concetto di mera osservazione passiva, essa è condizione essenziale per un arricchimento personale e per lo sviluppo di un corretto pensiero critico. Un’opera d’arte offre campi d’esplorazione che convergono e si riflettono nelle fasi fondamentali del processo creativo: il pensiero fonte dell’opera, l’atto meramente tecnico, lo status emozionale dell’artista durante l’atto, il contesto socio culturale e le inevitabili influenze e conseguenze.

Disconoscere uno o più fattori del processo non solo limita la conoscenza dell’opera, ma contrasta con le aspirazioni, i propositi e gli obiettivi della mente creatrice. La conoscenza del linguaggio presuppone una base culturale proporzionale alla sua complessità, per una larga fruibilità si rende necessario un supporto didattico adeguato, discreto, compendioso e motivante, la semplice “documentazione allegata” non risolve poiché obbliga il fruitore ad affrontare passivamente e senza alcuna interrelazione, un impegno con scarse ed improbabili motivazioni.

Una corretta lettura dell’opera non può prescindere dall’atto e dalle sue interessanti implicazioni. L’esecuzione di un’opera d’arte non è un freddo esercizio tecnico e neppure l’applicazione di un complesso di nozioni più o meno ridondanti. La tecnica, lo stile, le condizioni ambientali, e soprattutto lo status emozionale durante l’esecuzione incidono notevolmente sul livello e sul valore.

Durante un’esposizione a Parigi al Salon (des Refusés) Pissarro ebbe un sussulto, uno scatto d’ira nel vedere un visitatore avvicinarsi troppo ad una delle sue opere. La reazione dell’artista tradiva l’imbarazzo e la consapevolezza che un approccio ravvicinato “metteva a nudo” il suo stato emozionale durante l’esecuzione. Le pennellate mostravamo una gestualità istintiva, ripensamenti, ritocchi ed aggiustamenti, nel complesso una chiave di lettura che andava oltre le intenzioni del creatore.

Alla luce di quanto esposto riteniamo utile un ripensamento delle superfici espositive ed indispensabile un intervento mirato all’approfondimento didattico, un testo indecifrabile non svolge alcuna funzione.

Carlo Vighi 111 Senza titolo-1

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